Da Milano a Bormio: aspettando qualcosa che non si vede.
Parto da Milano con un’idea precisa: respirare atmosfera olimpica. Il supergigante maschile, con gli azzurri pronti a giocarsi carte importanti, avrebbe dovuto essere il detonatore emotivo.
Invece, lungo la Valtellina, nessun segnale forte. Niente bandiere, niente vetrine tematizzate, nessuna corsa collettiva verso la montagna. La valle scorre ordinaria, quasi indifferente. Un territorio bellissimo, ma non attraversato da quella vibrazione che accompagna i grandi eventi.
Arrivando a Bormio, la sensazione non cambia nelle zone periferiche: tutto funzionale, tutto operativo, ma poco evocativo. Solo avvicinandosi alla Bormio Media Lounge, allestita dall’ente turistico per accogliere i tanti giornalisti esclusi dal pass ufficiale del parterre, si percepisce un movimento diverso. Giornalisti, lingue straniere. L’evento esiste, ma sembra vivere in un perimetro separato.

In mezzo al pubblico: entusiasmo sì, ma misurato
Scelgo di vedere la gara con il pubblico. In piedi, tra i tifosi, in piazza del Kuerc. Il sentiment è curioso: c’è partecipazione, ma non travolgente. Si guarda, si commenta, si fotografa. Ma manca quell’onda emotiva che ti trascina. Forse è il segno dei tempi: eventi sempre più televisivi, sempre più sponsor-driven, sempre meno popolari. Anche i prezzi dei biglietti pesano. La montagna resta democratica, ma lo spettacolo no.

Il superG: dominio elvetico
La gara parla chiaro. Franjo von Allmen conquista l’oro con una prova solida, aggressiva, estremamente precisa. Argento per Ryan Cochran-Siegle, che conferma la sua attitudine alla velocità pura. Bronzo a Marco Odermatt, sempre presente quando conta ma deluso per il mancato oro.
La Svizzera continua a dettare legge. È un sistema, prima ancora che una squadra. Tecnica, materiali, mentalità: tutto allineato. E l’Italia? Niente medaglie. Le attese erano alte, le ambizioni dichiarate. Ma la pista non ha concesso margini. Gli azzurri restano fuori dal podio, e il silenzio iniziale della valle sembra quasi riflettersi sul risultato.
Una riflessione che va oltre la classifica
Il punto non è solo la mancata medaglia. Il punto è la distanza percepita tra evento e territorio. Un grande appuntamento che è pensato prima per la regia televisiva, poi per la piazza. Sponsor ovunque, ma poco folklore. Hospitality curate, ma meno identità visibile. La domanda resta: gli eventi olimpici stanno diventando prodotti globali scollegati dal tessuto locale? Bormio oggi dà questa impressione. Professionale, organizzata, internazionale. Ma non ancora emotivamente coinvolta.

E adesso?
Una vittoria italiana avrebbe forse acceso la miccia. Un podio azzurro avrebbe scaldato bar, balconi, vetrine. Così non è stato. Resta una gara di altissimo livello tecnico, un podio meritato, una Svizzera dominante. Ma l’atmosfera olimpica, quella vera, quella che senti prima ancora di vedere, qui oggi è rimasta sottotraccia.
E forse, proprio questo, è il dato più interessante da raccontare.
