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Come scegliere il grado giusto di una via: evitare errori e divertirsi di più

Scegliere il grado giusto di una via non significa guardare solo il numero: ecco cosa considerare prima di partire.

Andrè de Biasi Scritto il
da Andrè De Biasi

Arrivi in falesia, apri la guida cartacea o un’app come Vertical-Life e, quasi senza accorgertene, il primo sguardo cade sul grado. Quel 5c sembra troppo facile, il 6c forse è ancora fuori portata, mentre il 6a o il 6b potrebbero essere la scelta giusta. In pochi secondi quel numero diventa il filtro con cui decidiamo dove arrampicare. Eppure ci sono vie dello stesso grado che sembrano appartenere a due mondi opposti, itinerari che scorrono in modo naturale e altri che ci mettono in difficoltà fin dal primo movimento. È una situazione che chiunque frequenti la falesia ha vissuto almeno una volta. Capire come scegliere il grado giusto di una via è uno dei dubbi più comuni, soprattutto per chi ha iniziato ad arrampicare da poco. La verità è che il grado è un riferimento prezioso, ma racconta solo una parte della storia. Scegliere la via giusta significa trovare il giusto equilibrio tra sfida e divertimento.

Il grado si legge. La via si interpreta. Ed è proprio questa la differenza tra limitarsi a guardare un numero e imparare davvero a scegliere una salita.

Cosa guardare oltre al grado

Il grado è il punto di partenza, non il punto di arrivo. Prima ancora di decidere se una via fa per noi, vale la pena fermarsi qualche secondo a osservarla. È una placca compatta o uno strapiombo? Le prese sembrano grandi oppure bisognerà affidarsi all’equilibrio e al lavoro di piedi? Il tiro è corto e intenso o lungo e continuo? Sono dettagli che fanno una differenza enorme. Un 6a di placca può richiedere precisione, fiducia e una buona tecnica, mentre un 6a strapiombante potrebbe essere più fisico e mettere alla prova forza e resistenza. Il numero è lo stesso, ma il modo di affrontare la via cambia completamente.

scegliere il grado giusto di una via
La lunghezza della via incide sul grado_Ph Andrè De Biasi

 

Può capitare, ad esempio, di salire senza particolari problemi un 6b atletico ricco di buone prese e, pochi minuti dopo, ritrovarsi appesi a un 6a di placca. Non perché il grado sia sbagliato, ma perché ogni via mette alla prova capacità diverse. Anche la lunghezza del tiro incide molto sulla percezione della difficoltà. Una sequenza intensa di cinque o sei movimenti è molto diversa da una via di trenta metri che obbliga a rimanere concentrati dall’inizio alla fine. Nel primo caso può bastare esplosività, nel secondo diventano fondamentali continuità e gestione delle energie.

Poi c’è un altro elemento che spesso viene sottovalutato: la chiodatura. Una via ben protetta permette di arrampicare con maggiore tranquillità, mentre spit più distanziati possono aumentare la componente psicologica, facendo sembrare la salita più difficile di quanto suggerisca il grado.

Prima ancora di guardare il numero, prova quindi a osservare la linea. Chiediti che tipo di arrampicata ti aspetta e se è in linea con quello che vuoi fare quel giorno. Bastano pochi secondi per raccogliere informazioni che nessuna guida potrà mai riassumere in un semplice grado.

Scegliere la via in base al proprio livello

Una delle domande più frequenti tra chi arrampica è: “Qual è il mio grado?”. Molti tendono a identificare il proprio livello con la via più difficile salita almeno una volta. In realtà è un riferimento che racconta solo una parte della storia. Magari quel tiro è stato provato per diverse giornate, si conoscevano già tutti i movimenti e le condizioni erano perfette. È un ottimo risultato, ma non significa necessariamente che quello sia il grado che si riesce ad affrontare con continuità.

Molto più utile è chiedersi quali vie si riescono a salire con una certa regolarità, mantenendo fluidità nei movimenti e senza arrivare al limite su ogni passaggio. È proprio lì che si costruiscono tecnica, sicurezza e fiducia. I progetti più difficili hanno certamente il loro valore. Sono quelli che ci fanno uscire dalla zona di comfort, obbligandoci a trovare soluzioni nuove e a migliorare. Il rischio, però, è trasformare ogni uscita in una continua rincorsa al grado successivo. Quando succede, spesso si finisce per arrampicare e divertirsi meno.

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Provare una via al limite del proprio grado_Ph Andrè De Biasi

 

Anche il livello cambia continuamente. Ci sono giornate in cui tutto sembra facile e altre in cui perfino una via già salita in passato richiede più impegno del previsto. La stanchezza, il caldo, l’umidità, la roccia a cui non siamo abituati o semplicemente una giornata storta possono influenzare molto la prestazione.

Lo stesso vale quando si cambia falesia. Chi frequenta luoghi diversi sa bene che non tutti i gradi si equivalgono. Alcuni settori sono conosciuti per valutazioni più severe, altri risultano più generosi. Per questo motivo è sempre una buona idea iniziare con qualche via più semplice, prendere confidenza con la roccia e solo dopo alzare l’asticella.

L’obiettivo non è dimostrare di valere un certo grado, ma scegliere una salita che permetta di arrampicare bene. È una differenza sottile, ma cambia completamente il modo di vivere una giornata in parete.

Gli errori più comuni nella scelta di una via

Quando si inizia ad arrampicare è normale commettere qualche errore nella scelta delle vie. Con il tempo si impara a conoscere i propri punti di forza, ma ci sono alcuni comportamenti che continuano a essere piuttosto comuni, anche tra chi ha già esperienza.

Il primo è lasciarsi guidare esclusivamente dal grado. Succede spesso di arrivare in falesia con un obiettivo preciso – “oggi voglio fare un 6b” – e iniziare a cercare soltanto vie con quel numero. Il rischio è escludere itinerari interessanti solo perché ritenuti troppo facili o, al contrario, buttarsi su una salita poco adatta alle proprie caratteristiche.

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Placca o strapiombo, ognuno ha il proprio stile_Ph Andrè De Biasi

 

Anche confrontarsi continuamente con gli altri può essere controproducente. Ogni arrampicatore ha uno stile diverso: c’è chi si sente a proprio agio sulle placche tecniche e chi preferisce gli strapiombi, chi ha grande resistenza e chi riesce a esprimersi meglio su movimenti brevi e intensi. Cercare di replicare le scelte del compagno di cordata non significa necessariamente fare la scelta migliore per sé.

Un altro errore è voler salire di grado a tutti i costi. È una soddisfazione vedere crescere il proprio livello, ma non dovrebbe diventare l’unico obiettivo. Se ogni uscita si trasforma in una lotta contro un progetto troppo difficile, il rischio è arrampicare poco, accumulare frustrazione e perdere il piacere della salita.

Allo stesso tempo, vale la pena rivalutare le vie più semplici. Sono quelle che permettono di lavorare sulla tecnica, migliorare la lettura dei movimenti e acquisire fluidità. Spesso sono proprio queste salite, affrontate senza pressione, a lasciare gli insegnamenti più utili per affrontare difficoltà maggiori.

Come organizzare una giornata in falesia

Scegliere il grado giusto non riguarda soltanto la singola via, ma anche il modo in cui si costruisce un’intera giornata di arrampicata. Una buona abitudine è iniziare con uno o due tiri facili per prendere confidenza con la roccia e ritrovare i movimenti. Saltare direttamente sul progetto della giornata raramente è la scelta migliore, soprattutto se si arriva dopo un viaggio o se non si arrampica da qualche giorno.

Dopo il riscaldamento, può essere utile dedicare alcune vie al proprio livello abituale. Sono quelle che permettono di arrampicare con continuità, affinare la tecnica e accumulare volume senza arrivare subito al limite. Quando ci si sente nelle condizioni migliori, è il momento giusto per provare un progetto più impegnativo. Anche se non si riesce a chiuderlo, resta un’occasione per osservare la via, capire i movimenti e raccogliere informazioni che potranno tornare utili nei tentativi successivi.

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Giornata in falesia_Ph Andrè De BIasi

 

Infine, se le energie lo permettono, concludere la giornata con una via più semplice è spesso una scelta sottovalutata. Permette di tornare a concentrarsi sulla qualità dei movimenti e di chiudere con sensazioni positive, invece di lasciare la falesia dopo una serie di tentativi frustranti.

Naturalmente non esiste una regola valida per tutti. C’è chi esce per allenarsi, chi vuole lavorare su un progetto e chi, semplicemente, desidera passare qualche ora sulla roccia con gli amici.

La via giusta è quella che ti fa venire voglia di salirne un’altra

Il grado aiuta ad orientarsi, confrontare le vie e trovare salite adatte al proprio livello. Ma fermarsi al numero significa perdere una parte importante dell’esperienza. Prima di partire, prenditi qualche secondo per osservare la parete. Guarda la linea, immagina i movimenti, prova a capire quale tipo di arrampicata ti aspetta. Solo dopo guarda il grado e chiediti se quella via è davvero quella che hai voglia di affrontare.

Con il tempo scoprirai che le salite che ricorderai di più non saranno necessariamente quelle con il numero più alto accanto al nome. Saranno quelle che ti avranno insegnato qualcosa, che ti avranno fatto muovere bene sulla roccia o che ti avranno regalato una bella giornata in compagnia.

Perché scegliere il grado giusto di una via non significa puntare sempre più in alto. Significa trovare la sfida adatta al momento, continuare a crescere come arrampicatore e, soprattutto, avere ancora voglia di legarsi alla corda quando la giornata è finita.

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