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Brignone e Vonn, due traiettorie parallele verso la storia.

Dall’oro nel SuperG Olimpico al parallelo con Lindsey Vonn: due percorsi tra rischio, maturità e carattere nello sci alpino moderno.

Alfredo Tradati, SS25 Scritto il
da Alfredo Tradati

L’oro nel SuperG Olimpico di Federica Brignone non è soltanto una medaglia. È la sintesi di un percorso. È il risultato di deviazioni, ritorni, cadute, scelte difficili, rischio accettato e rischio governato.

Quando Federica Brignone si è messa al collo quell’oro non ha semplicemente vinto una gara: ha dimostrato che nello sci alpino moderno il tempo può ancora essere un alleato, anche quando tutto sembra suggerire il contrario. Lo sci di oggi è velocità estrema, preparazione fisica esasperata, materiali sofisticati, margini ridotti all’errore. È uno sport che consuma in fretta. Eppure lei ci ha creduto, mese dopo mese, trasformando l’esperienza di un brutto incidente in lucidità, la maturità in coraggio.

Federica Brignone guarda i cerchi Olimpici immaginando la storia. Photo: Pentaphoto/ Marco Trovati
Federica Brignone guarda i cerchi Olimpici immaginando la storia. Photo: Pentaphoto/ Marco Trovati

Convergenze parallele

In questo percorso il parallelo con Lindsey Vonn diventa quasi inevitabile. Due donne considerate “in età” per lo sci contemporaneo (l’americana addirittura un’anomalia), due campionesse capaci di attraversare infortuni, riprese, dubbi, aspettative gigantesche. Vonn sapeva e sentiva di poter scrivere un finale storico. Sapeva che per farlo avrebbe dovuto rischiare più delle altre. Ci ha provato fino all’ultimo metro, fedele alla propria natura agonistica, accettando il prezzo possibile di quella scelta. Il tentativo di suggellare un rientro epico si è trasformato nell’epilogo definitivo, ma coerente con una carriera vissuta sempre sul limite. Brignone, invece, non aveva la certezza del copione. Non sapeva fino all’ultimo se ce l’avrebbe fatta. Ma non ha fatto un millimetro indietro. Ha continuato a credere in un obiettivo che, a un certo punto, sembrava quasi fuori scala. Ha messo pressione alle avversarie non solo con la tecnica, ma con la convinzione. E quando si governa il rischio con quella lucidità, il limite si sposta.

Federica Brignone, il valore di una grande squadra. Photo: Gio Auletta/Pentaphoto
Federica Brignone, il valore di una grande squadra. Photo: Gio Auletta/Pentaphoto

 

Sport singolo, squadra cruciale.

Nel SuperG olimpico l’oro di Federica Brignone non è stato un esercizio di prudenza ma nemmeno di rischio. È stato un atto di fiducia. Fiducia nel proprio corpo, nella propria esperienza, nel lavoro accumulato negli anni e soprattuto negli ultimi mesi. Perché nello sci si esce dal cancelletto da soli, ma non si è mai davvero soli. Dietro ogni medaglia c’è una squadra: allenatori, tecnici dei materiali, preparatori atletici, fisioterapisti, mental coach, medici. C’è una famiglia che sostiene, assorbe tensioni, restituisce equilibrio. Lo sci è uno sport individuale solo in apparenza; è un sistema complesso di competenze e relazioni che convergono in quei pochi secondi di gara. Nessuna delle due sarebbe arrivata a tanto senza quella rete invisibile ma decisiva.

I loro esiti sono differenti, ma la lezione è sorprendentemente simile. Vonn rappresenta il coraggio totale, la scelta di spingersi oltre sapendo che il margine è sottilissimo. Brignone rappresenta la perseveranza che matura nel tempo e trova il momento giusto per esplodere. Una cade inseguendo un sogno che valeva tutto. L’altra conquista un traguardo che sembrava quasi irraggiungibile. Entrambe dimostrano che il talento non basta, che la volontà è un muscolo che si allena, che il carattere si costruisce nelle deviazioni più che nelle vittorie.

Felicità, soddisfazione, scarico delle tensioni nel viso affaticato di Federica. Photo: Gio Auletta/Pentaphoto
Felicità, soddisfazione, scarico delle tensioni nel viso affaticato di Federica. Photo: Gio Auletta/Pentaphoto

Valore Olimpico essenziale.

In un’epoca in cui i grandi eventi rischiano di trasformarsi più in prodotti televisivi che in momenti di identità collettiva, queste storie riportano lo sport alla sua essenza. Non alla retorica, ma ai fatti. Non all’immagine, ma al percorso. Due traiettorie parallele, con deviazioni e rientri, due epiloghi diversi ma ugualmente intrisi di pathos e verità. Quando lo sport riesce ancora a parlare di superamento dei limiti, di rischio consapevole, di squadra e responsabilità condivisa, allora smette di essere solo spettacolo e torna a essere racconto umano. E forse è proprio questo il valore più Olimpico di tutti.

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